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Maggio 23, 2026Breve premessa. Come arrivano i messaggi dall’Akasha
Bisogna sempre ricordare che le informazioni che mi arrivano sono vibrazionali. La mia mente deve poi tradurre queste frequenze in immagini, parole, sensazioni e suoni. Molto spesso il flusso è rapido, come un raggio di luce che attraversa ogni strato dell’essere. Ecco perché, a volte, quello che scrivo risulta spesso frammentato, non per mancanza di chiarezza, ma perché la verità spirituale non segue le regole del pensiero lineare.
Per maggior chiarezza, assieme ai messaggi cercherò di inserire anche un’analisi approfondita su ciò che mi è stato detto.
Ci sono parole che ripetiamo da una vita intera, convinti che siano solo preghiere, formule di rito, richieste di grazia sussurrate a un Dio distante. Ma cosa succederebbe se scoprissimo che la preghiera più famosa della storia, il Padre Nostro, in origine non fosse affatto una supplica, bensì una tecnologia vibratoria di risveglio e trasformazione della materia?
Sussurrare questa preghiera nei suoni caldi dell'aramaico antico – pronunciando formule fonetiche come "Abwun", "Washuratan ruag batan" o "Guane nomak" – non ha nulla a che fare con la sottomissione. È un canto cosmico. È un invito a far sì che l'energia della Sorgente non resti un'idea astratta nei cieli, ma diventi un flusso vivo, fisico, capace di far vibrare ogni singola cellula del nostro corpo.
Incuriosita da questo straordinario legame tra la lingua aramaica e la fisica dello spirito, ho voluto interrogare i Registri Akashici.
La risposta che ho ricevuto mi ha regalato un brivido profondo e, al tempo stesso, un'immensa chiave di libertà. Mi è stato rivelato come questa preghiera sia stata volutamente snaturata e "depotenziata" nel corso dei secoli per disconnetterci dal nostro potere innato, e come proprio ora sia giunto il momento per l'umanità di riscoprire queste antiche frequenze essene per trascendere la materia e riconnettersi alla Luce.
Il codice vibratorio del "Padre Nostro" in aramaico e la verità svelata dall'Akasha
Cos'è la preghiera del Padre nostro?
Trascendenza. È la formula in cui la luce entra nella materia e la trascende. Trasmuta la materia ed eleva lo spirito e mette in contatto l’uomo con la Fonte Divina. Usata da Gesù e dai discepoli iniziati delle antiche terapie Essene. Erano antichi saperi di una conoscenza cosmica ancora più antica. È stato modificato e snaturato con il tempo, con le tradizioni dell'uomo che hanno impedito all'anima dell'uomo di ascendere, che lo hanno incatenato ad un mondo fittizio e materiale.
Impara le antiche tradizioni e imparerai a trascendere la materia a vedere oltre velo dell'apparenza. Ci sono tradizioni dimenticate, seppellite nella memoria del tempo e dell'inganno che giacciono nascoste in attesa di essere svelate. Le antiche tradizioni e Essene incarnavano la quintessenza della realtà divina, della Fonte della Vita, della creazione. Erano capaci di piegare leggi della materia al volere dello spirito. Trascendenza dell'umana Coscienza del Cristo.
Frequenze, vibrazioni, suoni, luci, parole che cambiavano la materia. Ora sono nascoste e dimenticate, seppellite da chi non voleva e non vuole che l'essere umano si elevi verso la luce e verso Dio, verso la sua vera essenza. Questi esseri voglio che le anime rimangano incatenate ad un piano basso della materia per dare forza alle entità a basse vibrazioni che dominavano questo pianeta. Era il loro nutrimento. Si nutrivano di energia bassa, di esseri umani poco evoluti che si lasciano trasportare verso il basso, verso frequenze poco elevate, per volere e soprattutto per inganno. Si lasciano manipolare da una coscienza oscura superiore che dominava le energie sottili di questo pianeta. Ora questa energia a bassa vibrazione non c'è più. L'uomo è libero da questa energia che lo opprimeva. Ora spetta al singolo uomo a scegliere se mantenere la sua bassa vibrazione ancora per un po', per quanto gli è concesso, o elevarsi verso l’alto, verso la luce e proseguire verso il suo cammino, verso la sua evoluzione.
Nella saga di J.J. Benítez, in particolare nel primo volume di Caballo de Troya (Cavallo di Troia), l'autore presenta una versione del "Padre Nostro" che si discosta dalla liturgia tradizionale. Benítez sostiene che questa versione rifletta meglio il senso cosmico e spirituale delle parole originali pronunciate da Gesù (Jasua) in aramaico.
Abwun d’bwashmaya
Nethqadash shmakh
Teytey malkuthakh
Nechwey tzevyanakh
Guane nomak vash maiauvara
Hawvlan lachma
Washboqlan khaubayn
Washuratan ruag batan
Wela tahlan l’nesyuna Ela patzan min bisha
Metul dilakhie
Ameyn
O Sorgente Cosmica della Vita, soffio vitale che crei e sostieni l'Universo, Tu che dimori e vibri in tutto ciò che brilla nei mondi sottili.
Fà che la Tua vibrazione d'amore crei uno spazio sacro in noi, affinché il Tuo Nome e la Tua Luce splendano nel profondo del nostro essere.
Che il potere creativo che si avvicina a Te si risvegli in noi, e diventi una forza viva e cosciente nel nostro cammino.
Che la saggezza del Tuo Cuore diventi la saggezza del nostro cuore, affinché noi possiamo camminare nella Luce come Tu cammini nella Luce.
Che la Tua pura essenza si rifletta e si manifesti, tanto nei mondi sottili dello Spirito, quanto in quelli materiali della Terra.
Donaci oggi il pane della comprensione e della vita, il nutrimento quotidiano di cui il nostro corpo e la nostra anima hanno bisogno.
Sciogli i nodi dei nostri errori e liberaci dal senso di colpa, così come noi sciogliamo i legami del risentimento e perdoniamo chi ci ha ferito.
E che il Tuo Spirito, questo soffio divino, si risvegli, pulsi e risplenda all'interno dei nostri corpi di carne.
Non lasciarci cadere nell'illusione della separazione, ma liberaci dall'errore di crederci distanti da Te e dalla Sorgente di ogni Bene.
Perché da Te emana il Regno, la Forza e il Canto Armonico del Cosmo, di era in era, per l'eternità.
Amen (Che così sia, e così è).
Interpretazione Spirituale (Versione di Benítez)
Nella visione di Benítez, la preghiera non è una supplica a un Dio distante, ma un allineamento con la “Sorgente".
Ecco la traduzione poetica che emerge dai suoi testi.
1 L'Invocazione alla Sorgente
Abwun d’bwashmaya = Fonte creatrice che vibra nella luce.
O Sorgente Cosmica del nostro essere, respiro della vita, che dimori e vibri in tutto ciò che brilla nei mondi sottili.
Andava recitata concentrandosi sul cuore, con respirazione sacra, chiamata respiro d’unione: ispirare per quattro tempi, visualizzando una luce dorata che entra nel cuore, trattenerla per sette tempi, ripetendo mentalmente Abwun, espirare per otto tempi immaginando quella luce espandersi in tutto il corpo.
Questa tecnica serviva a sintonizzare l'anima con la presenza divina.
2. La Consacrazione dello Spazio Interiore
Nethqadash shmakh = Attiva in noi la tua vibrazione sacra.
Fà che la Tua vibrazione d'amore crei uno spazio sacro in noi, affinché il Tuo Nome e la Tua Luce splendano nel profondo del nostro essere.
Shmakh: doveva essere pronunciata con una vibrazione prolungata in modo che la risonanza si propagasse nella gola, nel petto e nella testa risvegliando il potere creativo della parola.
Pratica come il respiro delle parole di potere.
3. L'Attivazione del Potere
Waité nan malkuthakh (o Teytey malkuthakh) = che si manifesti il tuo stato di coscienza divina.
Venga il Tuo regno di pace; che la Tua volontà si compia nel nostro cuore come in tutto l’Universo.
o
Che il potere creativo che si avvicina a Te si risvegli in noi, e diventi una forza viva e cosciente nel nostro cammino.
Agisce sul centro della fronte.
Durante la recitazione il praticante doveva visualizzare una luce che si espandeva dal punto tra le sopracciglia fino ad avvolgere tutta la testa pronunciando mentalmente:
“Che la tua coscienza e la mia si unifichino”
Questa pratica priva l'occhio interiore e rendeva percepibili le dimensioni più elevate della realtà.
Le prime tre frasi eseguite in sequenza si attivavano quello che i monaci chiamavano il canale verticale, cioè una connessione diretta tra cuore, gola e fronte, che permetteva di ricevere saggezza e forza divina senza intermediari.
Spiegava come integrare quell'energia nella vita quotidiana. Invece di un "regno" statico, si parla di un "potere che si approssima”.
Teytey (o "Waité"): È l'atto del potere che si muove verso di noi (si avvicina).
Nan: È il punto di arrivo (noi).
“Che il potere che si avvicina a te si risvegli in noi" — è l'espansione poetica di queste due piccole parole. È l'invito a far sì che quella vibrazione divina non resti "fuori", ma diventi un'esperienza fisica e consapevole ("si risvegli").
Questa frase tocca il cuore della filosofia di J.J. Benítez e della sua interpretazione del messaggio di Gesù (Jasua): l'idea che il "Regno di Dio" non sia un luogo fisico o un premio futuro, ma una forza energetica e vibratoria già presente, che attende solo di essere attivata.
Nel contesto della preghiera aramaica e dei "Diari" di Caballo de Troya, questa espressione è legata al verso "Teytey malkuthakh" (tradizionalmente Venga il tuo Regno).
4. Il Desiderio del Cuore
Newe Sevia nadilek (o Nechwey tzevyanakh)
Che la saggezza del Tuo Cuore diventi la saggezza del nostro cuore, affinché noi possiamo camminare nella Luce come Tu cammini nella Luce.
5. Il Riflesso nei Due Mondi
Guane nomak vash maiauvara
Che la Tua pura essenza si rifletta e si manifesti, tanto nei mondi sottili dello Spirito, quanto in quelli materiali della Terra.
6. Il Nutrimento Quotidiano
Hawvlan lachma d’sunqanan yaomana (o Hawvlan lachma):
Donaci oggi il pane e la comprensione di cui abbiamo bisogno per questo giorno, per nutrire il corpo e illuminare la mente.
o
Donaci oggi il pane della comprensione e della vita, il nutrimento quotidiano di cui il nostro corpo e la nostra anima hanno bisogno.
7. Lo Scioglimento dei Nodi (Il Karma)
Washboqlan khaubayn aykanna daph khnan shwaqan l’khayyabayn (o Washboqlan khaubayn)
Sciogli i nodi dei nostri errori e liberaci dal senso di colpa, così come noi sciogliamo i legami del risentimento e perdoniamo chi ci ha ferito.
8. Il Risveglio dello Spirito nel Corpo
Washuratan ruag batan
E che il Tuo Spirito, questo soffio divino, si risvegli, pulsi e risplenda all'interno dei nostri corpi di carne.
Insegnava come far circolare l'energia attivata attraverso tutto il sistema vitale.
Washuratan (Wa'shuratan): Deriva da una radice che evoca l'immagine del risveglio, del fluire libero o dell'erigersi dritti, come una forza che si attiva e si mette in cammino.
Ruag / Ruah (רוּחָא - Rukha): È un termine cardine delle lingue semitiche (aramaico ed ebraico). Significa letteralmente "vento", "respiro" o "soffio vitale", e per estensione "Spirito". Non indica qualcosa di incorporeo e distante, ma un'energia dinamica, un soffio che si sente fisicamente sulla pelle e nei polmoni.
Batan (B'gavan / B'gutan): Fa riferimento all'interiorità fisica, letteralmente "dentro di noi", "nei nostri corpi" o "nei nostri templi di carne”.
9. La Protezione dall'Illusione
Wela tahlan l’nesyuna, ela patzan min bisha (o Wela tahlan l’nesyuna Ela patzan min bisha):
Non lasciarci cadere nell'illusione della separazione, ma liberaci dall'errore di crederci distanti da Te e dalla Sorgente di ogni Bene.
10. L'Unione Eterna
Metul dilakhie malkutha (o Metul dilakhie):
Perché da Te emana il Regno, la Forza e il Canto Armonico del Cosmo, di era in era, per l'eternità.
Ameyn
E così è.
Il Padre Nostro è l’unione mistica comprensiva di annotazioni musicali.
La preghiera doveva essere un'esperienza sensoriale e totale con suono, respiro e luce, capace di risvegliare i poteri interiori e attivare l'immagine divina dentro l’uomo.
Verso aggiunto: “Che la luce del tuo volto illumini gli occhi del nostro cuore”
Il Padre Nostro era una chiave maestra per attivare i centri sacri dell'anima. Ogni verso dell'originale aveva lo scopo di risuonare con precisi centri energetici del corpo sottile.



